di Olga Agostini

PISTOIA. Finalmente potrò rimettere a posto le mie cose. Ne avrò tutto il tempo. Questo è stato uno dei primi pensieri positivi che è apparso nella mia mente, per scacciare la negatività dei messaggi. Il dover rimettere in ordine è per me, in genere, un pensiero ossessivo, che non riesco a placare, perché farlo, il riordino, è ancora peggio che pensarlo. Mi sgomento, mi sento incapace e ho il terrore di passare al vaglio gli oggetti, le carte, la polvere e i ricordi accumulati. Di solito me ne frego e vado avanti, attivandomi solamente quando diventa indispensabile. Ma questa improvvisa covid-pausa, data l’assenza di alibi per sfuggire al dovere e dato il suo riconoscimento universale, si è presentata come l’occasione per farlo. Anzi, si è trattato addirittura di una pausa imposta, senza se e senza ma. Dunque mi sono buttata. Ho sfilato una vecchia scatola di cartone da un ripostiglio ricavato tra due porte, stando attenta a non smontare i complessi incastri tra le cose. Sono stata bravissima a lasciare un buco entro la struttura incoerente, ma solida, del ripostiglio. Non per nulla ho superato con successo, anni fa, l’esame di scienza delle costruzioni. Quella scatola è uno degli oggetti che mi hanno seguita in ogni trasloco, il contenitore di un archivio personale: vecchie lettere, cartoline, biglietti, chewingum a striscia oramai rinsecchiti, biglietti di viaggio, appunti: oggetti inutili.