di Annibale Pavone

FIRENZE. E poi cosa succederà? Adesso che è tutto fermo, che abbiamo tempo per stare con noi stessi e ascoltarci, adesso, in questo silenzio, sentiamo ciò che prima era coperto dal rumore, vediamo ciò che si nascondeva sotto quel continuo andare e venire. E finalmente le cose ci appaiono nella loro nudità, e prendiamo coscienza di cosa sia davvero importante. E pensiamo che quando ricominceremo sarà diverso. Avremo capito che non ha senso quella frenesia del fare, se basta poco più di un cimurro per fermarci. Che non ha senso calpestarci e farci la guerra se basta un pipistrello per sconfiggerci tutti. Adesso che l’aria è pulita e perfino il buco dell’ozono si sta chiudendo ci rendiamo conto che non vale la pena distruggere l’ambiente per due soldi in più, se basta un attimo per togliere a quei soldi qualunque valore. Adesso che tocchiamo tutto questo con mano pensiamo che non ce lo scorderemo più. Sarà dura tornare a fare teatro, ma sarà finalmente naturale essere solidali, e diventare una vera categoria di lavoratori ed essere riconosciuti come tali. Il pubblico tornerà a vedere gli spettacoli, non per abitudine sociale o per distrarsi un’oretta, ma per ritrovare nel teatro la bellezza di un rito nato non per consolare o rassicurare, ma per far crescere l’uomo come parte di una comunità viva.