di Roberta Mattei

ROMA. C' è tempo domani per la velocità, di questa esistenza che sogni più non ha Cosi cantava Mia Martini con un filo di malinconia. Eh si, in questi giorni ci si ritrova spesso a testa in su o con lo sguardo che si affaccia fuori dalla finestra per perdersi in pensieri lunghi e senza ritorno. E non è forse questo che la velocità della vita ci aveva un po’ tolto, a botte di schermi, video virali, pensieri dovuti a un social per non sentire di scomparire? Ora possiamo scomparire. E forse ne abbiamo il dovere. Perché il tempo si è dilatato, o forse ha ripreso una forma antica, quella della lentezza. C'è quello interno e quello che gli altri stabiliscono per noi o meglio che le cose da fare ci impongono. Ora qualcosa ci sta imponendo, un tempo forse per alcuni nuovo. Quello fatto di noia, che come diceva Giacomo Leopardi è il più nobile degli stati. La noia è uno stato apparentemente statico. Ma in esso vi è la possibilità di una nuova esperienza. La stasi. Che nel suo vuoto contiene ance il tutto. Certo non che nascano dal nulla, sogni e i desideri, o che possano nascere così all’improvviso solo perché ci sentiamo annoiati.