di Stefania Sinisi

FIRENZE. Ore 5:30: circolano molte auto sotto casa e a velocità esorbitanti; c’è qualcosa di inconsueto: lo scorrere dei tram, gli autobus di linea nei viali, le ambulanze, li distinguo tutti molto bene, un gran via vai, sento anche alcuni motorini e tutto questo non accadeva da molto tempo, è ancora buio, solo tra un’ora inizierà a schiarirsi. Gli uccelli fischiettano spensierati e sembrano non curarsi di quello che accade loro accanto. Ho avuto un incubo e ora preferisco attendere l’alba. I nostri giorni scorrono lenti, tutti apparentemente uguali, un senso claustrofobico di depressivo esistenzialismo mi attanaglia la gola, ho bisogno di uscire sul terrazzo alle ore più strane del giorno e della notte, mi manca l’aria, mi sento soffocare. Mi immergo nella vasca per affogare il mio senso di inquietudine. Non riesco ad accettare questa vergognosa pandemia. Siamo piombati nel realismo puro e semplice nel modo più atroce e assurdo che ci poteva mai capitare.