di Francesca Infante

PISTOIA. Si può usare un'iconica colonna sonora, entrata nell'immaginario collettivo come assonanza del terrore per la banalità di una storia, fatta di ritagli di carta, ma anche di ritagli di trame famose del cinema americano? Perché essere innovativi nel raccontare per non raccontare assolutamente niente? Seduta comodamente alla sua scrivania di scena, muove quei ritagli di carta come marionette. D'altronde è una burattinaia, e non si può dire che questo non le riesca. Con quella sua presenza scenica e quell'ironia che ricordano la mimica di Charlie Chaplin, Yael Rasooly, il 21 febbraio è arrivata sul palco de Il Funaro, a Pistoia, con il suo Paper Cut. Ma andiamo con ordine: la trama. Lei, segretaria in un ufficio legale, è innamorata segretamente del suo capo, che oltre a non ricambiarla, la sfrutta anche per scrivere lettere d'amore alla misteriosa Georgette. Distrutta da questo amore non corrisposto, inizia a sognare un'ipotetica relazione con il suo Richard.