PRATO. Senza conoscerli, si è autorizzati a pensare che la coppia Antonio Rezza e Flavia Mastrella sia un sodalizio di ultima cerchia urbana partorito, nato e diventato adulto all’interno di una casa di cura, subito dopo l’abolizione dei manicomi. La stessa impressione, del resto, è stata avvertita negli anni ’70, quando alla radio imperversava Alto gradimento, con la coppia Arbore/Boncompagni che poteva avvalersi di uno stuolo di magnifici dilettanti capitanati dal duo Marenco/Bracardi. La storia dei nobili disallineati della controinformazione che tanto bene fa ai regimi che così possono pavoneggiare la loro democrazia, non finisce certo qui; passa alla televisione, poi al cinema, per poi tornare ancora sul piccolo schermo e approdare in teatro. Ma la blasfemia dislessica, i raptus deontologici, la ginnica claudicante e una ratio altamente psicotica fanno di Antonio Rezza e Flavia Mastrella un connubio senza precedenti (eccezion fatta che per Corrado Guzzanti e  Ciprì e Maresco, altri pericolosissimi portatori di follia) e probabilmente senza futuro, soprattutto in considerazione del fatto che le urla distoniche, non contemplate dal dolore e dalla gioia,