FIRENZE. Il pubblico continuava ad applaudire; loro, gongolavano, nel senso più poetico e disarmante che possiate immaginare. Noi, piangevamo, fortissimo, perché non riuscivamo a calibrare le nostre sensazioni, perché saremmo voluti salire sul palco e abbracciarli uno a uno, anzi, tutti insieme, casomai rotolandoci per terra, con il rischio di farci anche male. Ne sarebbe valsa la pena. A loro, scommettiamo, non sarebbe dispiaciuto, perché è quello che stanno cercando di fare: tornare a far parte della grande mela, ma solo dopo essere stati all’inferno, o esserci addirittura nati. Sì, perché gli attori che hanno dato vita al Teatro Cantiere Florida, a Firenze, a Sacro Quotidiano, appartengono al cosmo delle marginalità (salute mentale, dipendenze, migrazione) mostruosamente e pericolosamente avvicinato a quello degli altri grazie a un gruppo di educatori (Luisa Agostini, Barbara Bacci, Angela Bargigli, Stefania Bessi, Tiziana Brezzi, Bartolomeo Gentile, Cristina Guerrieri, Barbara Gufoni, Simona Moretti, Cristina Ricci, Mary Spano, Elena Tafi e Marco Vincenti) che da oltre un lustro hanno dato vita al Teatro come Differenza, progetto di lillipuziano mastodonticismo che crea resurrezione spirituale, umana e dunque storica e civile.