di Francesca Infante

PISTOIA. Lui uccide il suo canarino, lei usa il sangue per masturbarlo. Una scena forte, potente, rivoluzionaria ma troppo breve, che lascia intravedere, con amarezza, il livello disturbante che avrebbe potuto avere After Miss Julie. È questa la rappresentazione andata in scena sul palco del Teatro Manzoni, dramma tratto dall'opera di Patrick Maber, riscrittura del testo La signorina Giulia di August Strindberg, con la regia di Giampiero Solari e con Gabriella Pession, Lino Guanciale e Roberta Lidia De Stefano. Il luogo dove accade la vicenda è la cucina della villa di una famiglia dell’alta società inglese, dove Miss Julie, figlia dei proprietari, gioca a trasgredire socialmente e sessualmente. La vediamo che irrompe continuamente nella cucina provocando colpi di scena e finte casualità per sedurre John, autista e maggiordomo di famiglia, facendolo in maniera spudorata di fronte a Christine, cuoca e promessa sposa di quest’ultimo. La serata diventa una macabra celebrazione, oppure una rimozione ironica del successo del Partito Laburista; infatti, tra i valori espressi dallo stesso partito, ci sono l’emancipazione femminile e la liberazione sessuale. È la stessa Miss Julie che vuole fuggire dalla sua vita di agio e ipocrisie; in realtà, lei è la vittima dell’eredità della sua anacronistica posizione, una outsider della nuova società inglese appena proclamata con la vittoria dei Laburisti.