di Pierluigi Lazzaro

PISTOIA. Si apre il sipario del Teatro Manzoni di Pistoia e d’incanto ci troviamo, nella sera che precede l’Epifania, in una città coperta di neve, dove frettolosi passanti appaiono come ombre nella notte. Cambio di scena ed eccoci all’interno di una casa, la vigilia di Natale, con un enorme albero a stagliarsi sul fondo. Già dopo pochi attimi scompaiono pensieri e preoccupazioni, catapultati come siamo nel mondo magico e protetto della nostra infanzia. In un’atmosfera onirica ci si abbandona volentieri alle musiche di Ciaikovskij, dagli echi malinconicamente popolari, che vengono accompagnate magnificamente da coreografia e costumi sgargianti. Perfetta e rassicurante favola di Natale, tratta non direttamente dall’opera di Hoffmann Schiaccianoci e il re dei topi, ma dalla versione di Dumas padre nella quale gli aspetti più cupi si stemperano a creare un’atmosfera più giocosa. Il quadro iniziale del primo atto coglie la festa della vigilia di Natale presso la famiglia Silberhaus in cui il culmine si raggiunge all’arrivo del padrino dei due bambini, Fritz e Maria, con i suoi stravaganti doni. Tra questi, appunto, uno schiaccianoci a forma di ussaro, che affascina la piccola Maria.