PISTOIA. Ormai è conclamato: con William Shakespeare si può fare di tutto, specialmente ne La tempesta, il suo ultimo manifesto, le sue volontà. Il Teatro del Carretto, al Funaro di Pistoia, in prima regionale, ne ha offerto una versione particolarmente brillante, con un Prospero biblico, particolarmente accigliato (il fisico imponente di Teodoro Giuliani ne ha facilitato la proiezione), presagio di disastri, padre/padrone affettivo/compulsivo che non riesce a sciogliersi nemmeno al cospetto della straordinaria Elsa Bossi, la figlia Miranda, che è poi anche Ariel e vocalist impeccabile, soprattutto, ardentemente desiderosa di trovare il proprio principe azzurro, che è lì a due passi (Fabio Pappacena), anche lui, per esigenze attoriali, uno e trino, un po’ Ferdinando, un po’ Calibano e puntuale apprezzabile diaframma. Al posto dell’acqua, sull’isola che non c’è o che comunque la si può inventare o immaginare, c’è un mare di libri, che solo Prospero ha diritto di calpestare con stivali texani; gli altri due della Compagnia del Carretto invece sono provvidenzialmente scalzi. Certo, devono muoversi più agilmente, migrare e trasmigrare in altri corpi e suggestioni e poi, devono cantare e in virtù delle ultime disposizioni teatrali, bisogna stare a piedi nudi.