
PONTEDERA (PI). L’esortazione è chiara, la suggerisce Bobby McFerrin: Don’t worry, be happy. Ma Vincenzo Cannavacciuolo non c’è più e senza Bobò, La Gioia, è un’altra cosa, forse indecifrabile, forse esattamente il contrario: dolore, assenza, solitudine. Al Teatro dell’Era, comunque, a Pontedera, l’assenza letale della ragion d’essere dello spettacolo, che forse dovrebbe suggerire all’ideatore l’ammutinamento, non crea il minimo disagio: il pubblico, che riempie la platea, nonostante non riesca a comprendere buona parte delle confessioni microfonate di Pippo Delbono - luminare del teatro avanguardistico da Pina Bausch in poi -, perché decisamente e visibilmente in debito con la forma e la giusta rabbia, non aspetta la fine della rappresentazione per tributare alla compagnia un massiccio omaggio di applausi; lo fa in più di un’occasione, come se si trattasse di uno spettacolo televisivo, un Carramba che sorpresa qualsiasi, con colpi di scena pilotati, una Corrida, con l’interpretazione, grottesca e surreale se fosse durata il tempo di un accenno, non tutta Maledetta primavera di Loretta Goggi o nella migliore delle ipotesi, un Indietro tutta, con un ingiustificato perché troppo avaro ringraziamento, Je so’ pazzo, al vate della follia e del suo riscatto, Pino Daniele.