PISTOIA. Stavolta, l’agrodolce con cui Roberto Valerio ha puntualmente e piacevolmente condito le sue regie, ha solo tinte paradossali, forti, devastanti. I pazzi che ridono, urlano, cantano e si dimenano nel Padiglione 6 – una prima nazionale tratta dal romanzo di Anton Checov e che di fatto ha aperto la stagione teatrale dell’Atp (che l'ha prodotto) anche se al Bolognini (si replica dal 23 al 27, il 30 e il 31 ottobre, alle 21; festivi alle 16) - sono un ristretto manipolo di dimenticati da tutto e da tutti; tra loro, qualcuno è decisamente folle, perché non ha saputo ordinare il proprio amore e nessuno ha mai avuto bisogno delle sue tenerezze; qualcun altro, invece, ha solo dovuto fare i conti con la sfortuna e con le coincidenze della vita e, abbandonato dalla buona sorte, ha dovuto rinunciare a tutto, compresa la sua voglia di sapere, ma non quella di sognare, non di non credere a un mondo migliore. Vietato distrarsi, dunque, durante i cento minuti scarsi della rappresentazione, perché anche un solo battito di ciglia renderebbe difficoltosa la comprensione. Dimenticate il classico e applaudito istrionismo del regista (che non è sul palco e anche questa è una novità) e mettete in conto che ci sarà da sforzarsi per capire, spogliarsi per condividere, soffrire per sopravvivere.