
PISTOIA. Dobbiamo attraversare spazi e spazi senza fermare in alcun d’essi il piede; lo spirto universal non vuol legarci, ma su, di grado in grado, sollevarci. Iniziamo da Hermann Hesse e da un passo di uno dei suoi capolavori, Gradini, per raccontarvi non tanto di Shakespearology, l’ennesima idea (geniale) di Sotterraneo, la compagnia ideatrice e realizzatrice dello spettacolo (prima data di Teatro Sotterraneo, ieri sera, 11 giugno, al Funaro), ma per concentrarci su Woody Neri (foto di Francesca Infante), il mattatore solitario, la reincarnazione del Vate anglosassone, che non disdegna il rock, strimpellando con dignità la chitarra, cantando egregiamente e tirandosela un po’, visto e considerato che attorno alle sue opere, da cinque secoli a questa parte – e la cosa è destinata a eternizzarsi -, ognuno che si accinga a fare spettacolo, prima o dopo, con lui, ci sbatte necessariamente il viso e il futuro. L’avevamo visto all’opera in più di un circostanza, Woody Neri, senza riuscire mai a convincerci; ieri sera abbiamo finalmente potuto cambiare idea. E siamo contenti: per lui, ma anche per noi.