FIRENZE. È stato uno degli autori che non potevano mancare nei circoli rivoluzionari; rigorosamente. Oltre a Samuel Beckett e la sua Aspettando Godot, negli anni delle illusioni finite malissimo, gli altri insostituibili erano Heinrich Boll (Opinioni di un clown) e Hermann Hesse (Siddhartha), che formavano la triade generazionale di quelli che sostenevano che non succede, ma se succede…Non è successo, d’accordo, ma per fortuna, quei libri, oltre ad averli letti, li abbiamo soprattutto riletti e nel tempo, l’effetto, anziché limitarsi a vivacchiare e rimbalzare da un decennio al successivo, si è andato addirittura fortificando, aumentando ulteriormente rammarico e nostalgie. Le nostre, ma non quelle di Maurizio Scaparro, il regista e dei protagonisti (Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Fabrizio Bordignon e Gabriele Cicirello) dell’omonimo capolavoro del filosofo irlandese, naturalizzato francese, riadattato, grazie al Teatro Biondo di Palermo e alla Fondazione Teatro della Toscana, per i palcoscenici italiani, come quello fiorentino della Pergola, che li ospiterà fino a domani, 28 marzo.