PISTOIA. I matrimoni riparatori non sono finiti; ora, rispetto alle tecniche di inizio secolo scorso, quando Luigi Pirandello scrisse e portò in scena Il piacere dell’onestà, sono solo cambiate le procedure della finzione, ma l’ipocrisia, con la quale l’apparenza riesce in qualche modo a salvarsi, continua a farla da padrona. Alessandro Averone, consapevole che al drammaturgo siciliano ci sia ben poco da appuntare, figuriamoci da aggiungere, ha deciso che la storia del malfattore Angelo Baldovino e la sua grande occasione di liberarsi da debiti e malelingue e riscattarsi veramente, così come fu confezionata più di cento anni or sono, bastava e avanzava. Piacque molto ad Antonio Gramsci; è piaciuto parecchio a Beppe Grillo. E allora, complice il Teatro Metastasio di Prato che l’ha prodotto, in collaborazione con Knuk Company, ha convocato a sé Agata, la moglie del riscatto, sua madre, il marchese Fabio Colli, ammogliato, ma padre del bambino di Agata, il suo vecchio compagno di scuola e il parroco battesimale (Laura Mazzi, Alessia Giangiuliani, Marco Quaglia, Gabriele Sabatini e Mauro Santopietro) e con loro, al Teatro Manzoni di Pistoia (si replica oggi, domenica 17 marzo, alle 16),