FIRENZE. La montagna di (in)formazioni che sovrasta la rappresentazione, utili a svelare la struttura concentrica, ma centrifuga, dello spettacolo, è il magma che serve ai Premi, Ubu su tutti, per classificare e/o declassare un’opera, il suo autore e la sua scuola/dottrina. Roberto Latini è già, da tempo, nel cerchio degli illuminati e questa Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi? altro non è, non per riduzione, ma per consacrazione, un’altra pagina indelebile della sua produzione, affidata, sul palcoscenico del Cantiere Florida, a Firenze, a una sua creazione, reincarnazione metempsicotica, l’acrobata PierGiuseppe di Tanno. Che a differenza, addizionale, non sottrattiva, di Mangiafuoco, oltre alle mani, usa anche i piedi, per la precisione i dieci alluci. Lo fa su un piedistallo che non si muove a sì spirar di vento, in consolidato equilibrio, un palco sul palco, sottolineando, già dai presupposti, che si tratterà di metateatro, a livello puro, cristallino, prendendo in prestito, con la consapevolezza di renderlo a Luigi Pirandello, il proprietario, Sei personaggi in cerca d’autore, che per materializzarsi alla bisogna chiedono lumi e venia al loro misterioso fratello, il settimo, che è mascherato, con la figura di un teschio, come Amleto (?), o Kriminal (?), ma anche di un pagliaccio, se preferite;