
FIRENZE. Un po’, la faccia da maestra che ha dedicato l’intera esistenza alla scuola, dimenticando amori, famiglia, interessi, ce l’ha anche, Antonella Questa. Iniziamo così, giusto per sdrammatizzare quanto non basta, il racconto di Infanzia felice, lo spettacolo prodotto dall’Associazione Culturale LaQ-Prod (fondata nel 2005 proprio da Antonella), in collaborazione con i padroni di casa del Teatro Rifredi (dove replicherà stasera e domani pomeriggio, 24 febbraio), Pupi e Fresedde e con Armunia Centro di Residenze Artistiche Castiglioncello Festival/Inequilibrio. Lo facciamo perché il tema, troppo delicato e vitale da sempre, in particolare per le future generazioni, è uno di quelli che scottano parecchio e che quasi sempre, ma il quasi è un eufemismo, risulta decisivo. Nel bene e nel male. E non occorre andare molto lontano nel tempo, sfruttando così il distico novellistico di c’era una volta, per rintracciare e individuare nell’amore non dato, nell’ascolto non offerto, nel tempo non perso il germe della distruzione. La fiaba per adulti, sottotitolo scelto dall’autrice/regista/attrice, racconta la storia di Rossana Caramella,