FIRENZE. La facilità con la quale la musica e i testi di Pino Daniele trasferiscono le anime degli ascoltatori altrove non è inversamente proporzionale alla semplicità con la quale si possa poi riuscire a imbastire, attorno alla storia delle sue ballate, un’opera. Alessandra Della Guardia e Urbano Lione invece, in debito, probabilmente, come tutti, del resto, con Pino Daniele, sono riusciti a regalargli, postumo, un dono particolarmente ambizioso, ma semplice: raccontare una storia, dai bassi napoletani, lungo i binari di alcune sue canzoni, costruendoci intorno una vicenda affatto fantascientifica. Un giovane napoletano, Antonio, da tempo emigrato a Torino, riceve una raccomandata che gli comunica che suo padre, che non ha mai conosciuto, come lascito testamentario, gli ha lasciato una cospicua somma di denaro e la proprietà di un immobile, che nel tempo è diventato il Ue man, locale storico del sottobosco musicale partenopeo, rifugio prezioso per musicisti, cantanti, attori e ballerini della Napoli meno abbiente, con tanto di sogni e frustrazioni, amori e sesso, personaggi ideali e camorristi, saggi e cantori, scugnizzi e femmine di lusso, bene e male a intrecciarsi meravigliosamente in questa storia on the road.