
PRATO. A Iole (la moglie, che lo sopporta, ma questo lo aggiungiamo noi) e a Andrea Camilleri, suo primo grande maestro. E a tutti noi, che ieri sera, al Magnolfi di Prato, abbiamo assistito al monologo/reading di Massimiliano Civica, Scampoli. Che almeno noi, non abbiamo capito di cosa si sia trattato, ma è stato oggettivamente piacevole; dunque, benvenuto. Sarebbe potuta essere una lezione di teatro, perché no; il 45enne regista reatino, che ha inanellato svariati Premi Ubu nel corso della sua folgorante carriera, ha titoli e curricula per farlo. Ma non è il caso di questa sera. Allora si è trattato di un ripasso aneddotico dei suoi innumerevoli contatti, reali, e non su facebook, che hanno allietato, illuminato e divertito i presenti. Nemmeno, siamo ancora lontani. Ma allora? Non lo sappiamo, ma se lo rifacesse, torneremmo a sentirlo, casomai in compagnia di Tommaso Chimenti Bencini, unico citato (sarà un onere o un onore, tra la selva di critici teatrali?), facendo sapere agli altri, al termine della serata, di essere suoi amici. La lectio magistralis ha debuttato con la dedica, speciale, a sua moglie Iole (nell’augurio che non si scriva con la J), che gli ha raccomandato di non esordire come poi ha fatto, citando il Pontefice.