
PRATO. Così come molti nostri trisavoli hanno avuto il diritto di provare, emigrando in cerca di dignità, più che di fortuna, a cancellare le loro irriconoscenti origini, noi, eredi decisamente più fortunati dei nostri nonni, abbiamo il dovere di andarle a ricercare. È questo, riassunto frettolosamente, il lavoro che sta svolgendo, da qualche tempo, la regista, attrice e drammaturga francese Clyde Chabot, della Compagnia transalpina Commanauté inavoauble, che oggi pomeriggio, domenica 16 dicembre, al Fabbrichino di Prato, offrirà la sua ultima replica di Sicilia, uno sguardo appunto, frutto di ricerche, testimonianze, viaggi, fotografie, tentativi, di provare a ricostruire il proprio albero genealogico, che affonda le radici in Sicilia, tra Agrigento e un paesino del quale si sono perse le tracce toponomastiche e affettive. Per riconciliarsi con le proprie origini, Clyde Chabot, nel suo spettacolo, prodotto proprio dal Metastasio, ha deciso di ricordare a voce alta, per raccontarlo, il proprio viaggio a ritroso ospitando gli spettatori intorno a una lunga tavola bandita di soli bicchieri, bottiglie di Nero d’Avola, pane, pecorino pepato (tre elementi della cultura gastronomica sicula fortunatamente conservati)