
Un PISTOIA. La linea di demarcazione tra memoria storica e finzione, a teatro, più che labile, è inesistente. Certo, per saggiarne a pieno il peso, occorre sapere l’inglese, ma questo, per fortuna, è un problema che ci ha condizionato solo questa sera, quando siamo stati costretti a tenere il naso all’insù, rivolto sul telone della sala del Funaro, per leggere le simultanee offerte dalla direzione del centro culturale pistoiese, invece che concentrarci sui marionettismi di Mark Down e della sua Henry – Memorie teatrali d’oltretomba. Pazienza. Il messaggio, il segnale, l’offerta della nuova produzione del Blind Summit sono comunque arrivati a destinazione, anche a noi, che abbiamo puntualmente riso a scoppio ritardato rispetto alla maggioranza degli spettatori forniti di una conoscenza, almeno dignitosa, dell’idioma britannico e che non hanno dovuto leggere cosa stesse dicendo, il regista, in azione come protagonista con i due assistenti Fiona Clift e Tom Espiner, per capirlo e apprezzarne l’humor.