
FIRENZE. L’avevamo già visto, La merda, ma siamo tornati a vederlo (Teatro di Rifredi, stasera ultima replica, che chiude la stagione); e ne avevamo già scritto, ma recensiamo di nuovo. Ne vale la pena. Per noi, beninteso. Lei, Silvia Gallerano, la strepitosa e straordinaria mattatrice di un monologo scrittole addosso (sei anni fa) dal marito/regista, Cristian Ceresoli, non ne ha alcun bisogno delle nostre congratulazioni, né dei nostri incoraggiamenti. I coniugi, insieme, hanno vinto e stravinto tutto e ovunque e oltre alla doppia versione italo/inglese interpretata sempre da quella piccola incommensurabile macchina da guerra, lo spettacolo gode di una miriade di traduzioni in idiomi di cui non sappiamo nemmeno in quale paese si parlino. Ne scriviamo di nuovo perché oltre che addomesticare la nostra morbosa affezione di protagonismo recensorio, siamo convinti di aver colto un aspetto che ci era sfuggito, la volta precedente e che, dando un’occhiata alle dovute lodi sperticate scritte per loro dalla Spagna al Brasile, dalla Lituania alla Danimarca, sembra non aver coinvolto nemmeno i colleghi decisamente più titolati (in virtù di cosa, poi) di noi, a glorificare e/o crocifiggere uno spettacolo.