
PRATO. Solo quando si diventa genitori si scopre il terzo lato dell’amore, che è il volume, o la profondità. Solo allora. I sentimenti che ci brulicano l’esistenza fino a quel momento sono soltanto un preparativo, ma che non rendono, perché non possono, minimamente l’idea. L’idea, invece, questa idea universale, che non conosce cromatismi epidermici, idiomi, latitudini, la rende alla perfezione Livia Giunfrida, (con)fondendo due novelle leggendarie: il Vangelo e Pinocchio. Gioia (ieri sera, 30 marzo, ultima replica al Fabbrichino di Prato), sottotitolata Via Crucis per simulacri, è una straordinaria novella, siciliana per benefiche circostanze attoriali, che la registra/drammaturga porta in scena dopo aver lavorato anni e anni in carcere, a diretto contatto con i carnefici di ieri, che a volte, si sono trasformati in vittime, portando sulle loro spalle e su quelle delle loro madri, in particolare, la Croce del Golgota.