CALENZANO (FI). Ha riposto nei due cassetti sventrati da chissà quale armadio i calcinacci di un bombardamento qualsiasi e dopo aver ridotto la rete da letto pieghevole e aver appoggiato ad un lato del tavolino le due sedie libere da orpelli dolorosi, ha lasciato la scena, prendendosi tutti gli applausi possibili e immaginabili che il pubblico del Teatro Manzoni, più noto come il Teatro delle donne, nella desolatissima landa fiorentina di Calenzano, ha voluto decretarle. Gli studi matti e disperatissimi di danza classica le hanno ingentilito il volto e i movimenti; per la mimica, il diaframma e i tempi teatrali, è dovuta passare dall’Accademia del Piccolo di Milano di Giorgio Strehler, dove si è diplomata e dove ha avuto la fortuna di incontrare anche Giulia Lazzarini, che deve averla artisticamente adottata, visto il candore e la forza delle parole. Nei Monologhi dell’atomica, che l’attrice genovese ha estratto da Preghiera per Cernobyl, di Svetlana Aleksievich e Nagasaky, di Kyoko Hayashi, prodotto da Le Imperdonabili e che porta in scena, rigorosamente nei Teatri di nicchia e, possibilmente, nelle scuole, da due anni, Elena Arvigo si presenta sul palco con la tuta anti radiazioni e la maschera antigas.