FIRENZE. Poesia e dolore; solitudine. Luci, ombre, pittura; speranza. Corpo e muscoli; disciplina. Ossessione e musica; studio. Teatro. Emma Dante non si smentisce. Anzi, rincara le dosi, dolorifica e onirica, e nella circostanza, La Scortecata (Teatro di Rifredi: si replica stasera e domani, sabato 24 marzo), esaspera magistralmente il suo dispotismo, affidandosi però al macchiettismo di due meravigliose vecchie zitelle, Carolina e Rusinella, che resuscitano nei corpi incorruttibili e malleabili di Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola. Uno spettacolo potente, un portento spettacolare, ancora una volta minimale (due sedie, un tavolino sul quale poggia il plastico di una reggia e una porta coricata a terra, dalla serratura della quale passa il dito mignolo e un effetto luce, Cristian Zucaro, da far impallidire) affinché il pubblico non subisca distrazioni e si concentri sul cono di luce che illumina smorfie e bicipiti, che amplifica lo slang, che renda il giusto onore a motivi musicali passati oltraggiosamente in cavalleria, che si genufletta alla poesia di immagini carioca e che abbia, come regalo conclusivo, se non la consapevolezza, almeno l’illusione di assistere a una mostra del Caravaggio.