
AGLIANA (PT). Anche il più incallito razzista e xenofobo non può non impietosirsi di fronte alla storia di Cher (Alessio Zirulia), un giovane pakistano che arriva dalle nostre parti fuggendo da tutto e da tutti e riesce a farsi inserire in un centro d’accoglienza per minori grazie al fattivo prodigarsi dell’avvocatessa Viviana (Amanda Sandrelli), che è la compagna di Paolo (Luca Giordana), uno degli addetti della comunità di profughi. Ma Vivo in una giungla, dormo sulle spine, lo spettacolo ideato e diretto da Laura Sicignano e scritto con la collaborazione di Shahzeb Iqbal, in scena ieri sera al Teatro Moderno di Agliana, è un manifesto teatrale di corretta denuncia, che parteggia spudoratamente per gli ultimi (il padre di Viviana è un terrone emigrato al Nord, dove ha lavorato una vita in fabbrica, di giorno e studiato altrettanto, di notte, il comunismo), ma che non dimentica di denunciare come dietro questa macchina umanitaria si muova un pauroso sottobosco di interessi mafiosi, un vortice di permessi e soldi che abbrutisce e devia l’aspetto umanitario, offre gratuitamente linfa preziosa al revanchismo più bieco, ma non allevia, di un solo atomo, la disperazione che affligge questa umanità di particolari e spesso indesiderati viaggiatori.