di Luigi Scardigli

FIRENZE. È andata all’incirca proprio così: abbiamo sognato, ci abbiamo creduto, ma abbiamo perso. Ora, in quegli scantinati nei quali un giorno si costruivano i volantini con il ciclostile, si scopava come dannati senza alcuna precauzione, ci si stordiva il sistema nervoso con quantità industriali di fumo – buonissimo -, si leggeva in continuazione, si ascoltavano talenti e si suonava pure, solo Musica ribelle, naturalmente, da dove si trasmettevano clandestinamente (Radio Nebbia) gli appostamenti, si leggevano i sogni, si produceva la felicità, dove c’è ancora tutto, conservato come reliquia, i proprietari, che sono stati compagni, ma che non lo sono più, in quei sottoscala lontani dagli occhi indiscreti della polizia, ma sotto il rigido controllo della rete informatica (che è molto peggio), ci vanno le nuove orde giovanili, senza regola alcuna, per organizzare rave, che sono i nuovi uffici per stordirsi, proprio come succedeva quarant’anni prima, ma senza il minimo criterio, senza messaggi, senza rivendicazioni, se non quello di sottrarsi da un futuro, che non esiste più.