PISTOIA. È così magico il teatro-circo dei fratelli Forman, che si potrebbe addirittura soprassedere al ruolo del cantastorie e ottenere, comunque, il fascino, indiscreto della magia. A patto però che nel ruolo di narratore non ci sia Massimo Grigò, perché quando è così, il racconto diventa davvero fiaba e i bimbi, ma anche i loro genitori, si immergono nel tutto nella storia, incantata e incantevole, di Aladino. È successo al Funaro, a Pistoia, ma siamo pronti a scommettere che su un impianto così ben architettato di felliniana memoria e affidato al misterioso diaframma di Massimo Grigò, il sogno, ammalierebbe tutti i suoi spettatori, a qualsiasi latitudine. La scenografia è veramente monumentale, senza perdere nemmeno un atomo dell’intimità familiare che riconduce alla famiglia classica, quella del Mulino bianco, tanto per intenderci, che attorno al fuoco del camino di una casa di montagna immersa nella neve, si raccoglie attorno al calore salvifico della legna che arde per sentire il nonno che racconta una storia.