PRATO. Il palmares parla da solo; quelli dell’Ubu si sono genuflessi e dopo averli ringraziati, li hanno omaggiati di premi. E non siamo andati a vederli, oggi, al Fabbricone di Prato, nell’ultima replica del cartellone, con la volontà di allinearci agli applausi tributati loro dai colleghi in precedenza, né con quella opposta di darci il tono della voce, quella che esce fuori dal coro e si pavoneggia per l’unicità del controcanto. È solo che oggi pomeriggio, a Prato, con Amore, non abbiamo preso la scossa, tutto qui. Senza voler sottrarre nulla all’originalità dell’idea e alle sue scientifiche banalizzazioni: il colloquio surreale su due lapidi attigue, popolato a talamo da due coppie di anonimissimi vecchietti: un marito e una moglie e due vigili del fuoco (Francesco Sframeli e Spiro Scimone, che firma anche la regia e Francesco Casale e Giulia Weber), un comandante e un pompiere semplice, legati, questi ultimi, da un amore omosessuale clandestino consumato in fretta e furia, di soppiatto, dietro la betoniera e mai dichiarato, soprattutto in Caserma.