
FIRENZE. Ha fatto anche un piccolo accenno di break dance, scimmiottando, con una geniale vena umoristica, anche l’intramontabile Jako. Quelli che l’hanno applaudito ieri (si replica stasera, sabato 11 novembre, alle 21) a scena aperta e anche dietro il suo esplicito suggerimento (ogni tanto espone un cartello con le scritte degli sketch che andrà a presentare; talvolta, c’è scritto applausi), al Teatro di Rifredi l’avevano già visto; non ricordiamo quando precisamente, ma sicuramente dal 1992, da quando iniziò a portare in giro per il mondo La lettera, il capolavoro anomalo di un personaggio obliquo dell’intellettualismo francese, Raymond Quineau, lmanipolato, più che liberamente tradotto e catapultato in scena. Un po’ Jacque Tati, ma anche parecchio i Brutos, nonostante sembri, in realtà, un contrabbassista jazz anni ’50, Paolo Nani è veramente un animale del linguaggio del corpo, delle orbite, delle mani e delle sue incalcolabili proprietà aritmetiche ed espressive.