di Luigi Scardigli

PISTOIA. Giorgio, Enzo, Dario e Gianmaria, i suoi maestri, se ne sono andati. Tutti. E lui, per quel patto tacito stretto con ognuno di loro, è ufficialmente autorizzato a spacciare per proprie le gags partorite da altri, quelle attorno alle quali imbastisce un discorso per poco più di un’ora e si porta, tranquillo, a casa lo spettacolo. È un buffone, Paolo Rossi, misterioso, facilitato inoltre nell’operazione clownesca da un viso incartapecorito sulle proprie false sciagure, ma sostanzialmente onesto e ogni volta che estrae dal proprio cilindro qualche gemma non originale, ha la correttezza e il buon cuore di dirlo a quale fonte si stia ispirando; a patto che si ricordi di chi si tratti, perché, come ha ribadito anche ieri sera, è sempre meglio un alcolizzato famoso che un alcolista anonimo. E anche ieri sera, 19 luglio, alla Fortezza Santa Barbara di Pistoia, il piccolo saltimbanco friulano (di Monfalcone) - milanese nello slang e nell’immaginario collettivo dei suoi numerosi estimatori - nella propria improvvisazione – parecchio rodata, in verità e ormai autotrasportata da più di un anno in tournée – accolta dalla Fondazione Giorgio Gaber, che ha devoluto l’incasso della serata alla Fondazione Firenze Radioterapia Oncologica, i suoi maestri, Gaber, Iannacci, Fo e Testa, che sono stati anche grandi amici, ha voluto ricordarli.