di Luigi Scardigli

PISTOIA. Solo San Martino di Castrozza ha ancora il fascino del secondo decennio del XX secolo, probabilmente; il conio, però, non è più quello di allora: c’è l’euro. Anche quella nobiltà, quella finta nobiltà, tipicamente austriaca, ma non solo, si è lentamente, ma inesorabilmente, sgretolata. Ci sono due cose che rendono straordinaria La signorina Else, una delle novelle più crude di Arthur Schnitzler: l’immarciscibile contemporaneità dell’opera (che ha quasi cento anni) e Lucrezia Guidone, una ronconiana ad origine controllata, un talento (in)naturale – ha studiato tanto per essere arrivata, così giovane, a quei livelli – alla quale Federico Tiezzi ha affidato, senza batter ciglio, il ruolo della protagonista. Al suo fianco, tre musicisti indispensabili alla riuscita della rappresentazione e Martino D’Amico (von Dorsday), il facoltoso amico di famiglia, che trascorre le vacanze nello stesso albergo delle Dolomiti dove soggiorna la giovane viennese, l’unico in grado di poter prestare 30.000 fiorini (che raddoppiano quasi, quando alla lettera della madre, si aggiunge il telegramma) alla famiglia utili ad evitare al padre della signorina Else, avvocato con il vizio del gioco, un clamoroso, infangante e letale arresto per furto.