di Luigi Scardigli

PRATO. Più brava che irriverente, Silvia Gallerano, interprete direttissima, solitaria e parecchio punk di La merda, lo spettacolo di Cristian Ceresoli andato in scena alle biblioteche Lazzerini di Prato. Sì, perché l’attrice ha dei numeri straordinari, figli di studi meticolosi fatti sul diaframma e sul corpo, con estrema attenzione per le estremità: gli arti inferiori e il viso. Dello spettacolo, che raccoglie incetta di premi e riconoscimenti da circa cinque anni ovunque venga ospitata la rappresentazione, evitiamo di parlarvene: è la denuncia del sistema elevata a sistema, nell’antico, perverso e irrisolvibile meccanismo della domanda maschista e dell’offerta femminile, un puzzle dove vittime e carnefici si scambiano ripetutamente ruoli e posizioni alimentando il disgusto degli spettatori, che sono a loro volta, prima e dopo la rappresentazione, soggetti prelibati delle stesse identiche nefandezze. Il testo è geniale, nella veloce disamina del rapporto padre-figlia e della voglia/diritto, legittima, della figlia diventata donna, di affermarsi; anche lessicalmente: la merda è impronunciabile e quasi mai pronunciata, ma rende perfettamente l'idea; ancor più geniale la sua incarnazione, nel corpo di una bambina che si presenta completamente nuda sulla scena e nuda resta per l’intera durata dello spettacolo, con una strategica disaffezione ai dettagli.