di Luigi Scardigli

PRATO. Nemmeno all’Unione Sovietica piaceva un granché Tito, tanto che alla prima buona occasione, lo lasciò in balìa di se stesso, coinvolgendo in questo isolamento tutti gli altri Paesi dell’Est europeo comunista. Dal 5 maggio 1980 in poi, dal giorno successivo a quello della sua morte, la Jugoslavia, anzi, la ex Jugoslavia, è diventato unicamente uno scannatoio, una mattanza senza precedenti, con vari dittatori altamente sanguinari (Milosevic su tutti) che hanno cercato di annientare e annichilire le varie etnie slave fino ad allora virtualmente coese, o civilmente represse. Fiona Sansone, giovane regista di Teramo, ha raccolto l’invito della protagonista di mettere in scena, prodotto dalla CSS, Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, quel che Mirjana Bobic Mojsilovic ha pubblicato nel suo romanzo, Diario di una casalinga serba.