di Annalisa Falché

MILANO. Sono seduta in platea. Accanto a me un signore distinto. Sull’ottantina. Ha un accento siciliano. Chiede a un ragazzo seduto di fronte a lui se tra le mani avesse un libro di Scaldati. Di Franco. "Oh no, non c’entra niente", risponde il ragazzo. Mi fa sorridere tanta ingenuità. Poi parla della famiglia con alcuni amici. "Sono tutti morti i miei fratelli. L’unico in vita sono io". Sorrido sulla morte che mi siede accanto. Intanto cala luce all’Elfo Puccini di Milano. Nell’ombra, la mia attenzione ora è sull’Assassina, di Franco Scaldati, diretto e interpretato da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, con musiche originali dei fratelli Mancuso, dal vivo. Stefano Randisi ci sorride con gli occhi. Legge una sorta di glossario siciliano per aiutarci a comprendere i suoni e le parole che andremo ad ascoltare. Il linguaggio non sarà, infatti, totalmente in siciliano come nell’originale, ma non sarà neanche totalmente tradotto in italiano.