di Luigi Scardigli

FIRENZE. È un epilogo silenzioso, la vecchiaia appesantita dalle malattie, che lascia, anche se frequente, quasi sempre senza parole. Sarà per questo che la basca Garbine Insausti ha preferito caricare fino all’inverosimile i suoi attori e, dopo averli mascherati, li ha mandati in scena completamente muti a raccontare André e Dorine, che somiglia la vita toccata in dote ai vostri vecchi genitori, o quella di un’anziana coppia, marito e moglie, che vivono nell’abitazione a fianco, sullo stesso vostro pianerottolo. È la parabola dei sogni infranti, chiusi in un cassetto, allineati sulla mensola del salotto, dove trovano posto i due volumi scritti da lui, con la macchina da scrivere, regalatagli dalla consorte proprio il giorno delle nozze. E alcune foto che li ritrae, giovani, felici, con il loro bambino procreato prima del matrimonio, delle illusioni che non riusciranno a sfatare. Appoggiato al muro c’è anche un violoncello, che lei suona molto bene; anche questo è un regalo di matrimonio: glielo ha fatto il suo giovane marito, memore del loro primo incontro.