di Luigi Scardigli

PISTOIA. La tentazione sarebbe quella di esordire raccontandovi che attorno al piccolo teatro Bolognini e dentro, ieri sera, 26 gennaio, la logica dell’(in)sicurezza ha voluto che con gli spettatori, a vedere Fa’afafine, lo spettacolo destinato alle scuole ma che l’Atp ha intelligentemente proposto anche agli adulti, ci fossero agenti di Polizia e Carabinieri pronti, eventualmente, a intervenire. E invece, dimenticando volutamente la cronaca, ci concentriamo sullo spettacolo e vi raccontiamo che cosa è stato, e cosa speriamo che diventi, Fa’afafine: un invito, un consiglio, una forma mentis, un suggerimento; la normalità. Basta, ora basta; non se ne può davvero più di dover usare le pinze per parlare di omosessualità. Perché da quando esiste il mondo, nel primo cosmo dell’infanzia, ci sono i bambini, le bambine e i fa’afafine, che poi crescono e diventano uomini, donne e fa’afafine.