di Luigi Scardigli

PISTOIA. Maneggiato con cura, ma con estremo coraggio, aggirando l’ostacolo criminoso e l’isola di Utoya da chi, inerme, oltre a voler andare a vedere il sangue e il dolore, sente la necessità di capire. E interrogarsi. La risposta, Utoya, spettacolo mandato in scena ieri sera, 17 gennaio, al Bolognini, la succursale del Manzoni, fuori abbonamento stagionale (decisione opinabile, a nostro vedere), non la offre, perché di risposte, Edoardo Erba, che ha affidato la regia a Serena Sinigaglia e l’interpretazione, o meglio, la lettura, a quel talento innato di Marianna Scommegna e a questa meravigliosa realtà che risponde al nome di Mattia Fabris, ha deciso di darne più d’una. Lo fa affidandosi al camaleontismo fisico e vocale dei due mattatori, che interpretano tre uomini e altrettante donne, più o meno direttamente coinvolti in quella paurosa carneficina norvegese del 22 luglio 2011.