di Luigi Scardigli

FIRENZE. La cosa straordinaria di Benvenuti in casa Gori, questo cult teatrale-cinematografico, anzi, cinematografico-teatrale, di questo cult generazionale, è la perfetta, meticolosa, straordinaria individuazione di ogni singolo personaggio che offre il meglio e il peggio di sé al pranzo di Natale. Ma sul palco del teatro di Rifredi (da giovedì 24 novembre fino a stasera, domenica 27) non ci sono Libero, Bruna, Lapo, nonno Annibale, Adele, Gino, Sandra, Luciano, i giovani fidanzati Danilo e Cinzia e la piccolissima Samantha (l’acca è d’uopo); o meglio, ci sono tutti, ma è solo lui, Alessandro Benvenuti, che ha scritto la commedia con Ugo Chiti e che ne è il regista, che indossa, prima che gli abiti, i loro umori. Certo, la resa cinematografica (uscì nel 1990) fu memorabile, anche perché, per proiettarlo sul grande schermo, il saggio dei tre ex Giancattivi si avvalse, oltre che dell’altro pezzo da novanta, Francesco Nuti (che lo produsse) della femmina del trio, Athina Cenci e di un pool di toscanacci davvero notevole: Carlo Monni, Ilaria Occhini, Novello Novelli, Giorgio Picchianti e un già impresentabile Massimo Ceccherini.