di Luigi Scardigli

FIRENZE. Il Natale si avvicina a grandi passi e la tacita organizzazione mondiale dello spettacolo allestisce, nei paraggi della festa delle feste, i suoi addobbi più cari. La commedia all’italiana – e L’anatra all’arancia ne è pietra pregiata -, anche se scritta da uno scozzese (William Douglas Home) e portata in scena da un francese (Marc Gilbert Sauvajon) è una di quelle a massima resa. Se poi sul palco sale uno come Luca Barbareschi, che poco ha da invidiare ai suoi illustri predecessori come Alberto Lionello (a teatro) e Ugo Tognazzi (al cinema), l’equazione è completa. Va bene, Chiara Noschese non arriva a Valeria Valeri (Monica Vitti non la nominiamo nemmeno, temendo l’ira funesta della divinità della recitazione) e Margherita Laterza non ha il vezzo sciocco di Barbara Bouchet (ma il suo lato B però è sull’Olimpo della fortuna), ma la serata vola via veloce e in più di un’occasione si sorride con gusto, siamo onesti.