di Luigi Scardigli

PRATO. Ognuno è artefice del proprio destino: ogni cantautore veicola il proprio pubblico. Quello di Dario Brunori è falsamente trasversale. Falsamente perché nonostante raccolga, a pieno merito, aggiungiamo immediatamente, due generazioni e mezzo di spettatori, fanno tutti parte, questi ultimi, della stessa identica estrazione sociale. Anche ieri sera, a Prato, in piazza del Duomo, per il primo appuntamento del Settembre pratese (primo per forza, ieri era il 31 agosto!), anche se l’organizzazione non ha potuto registrare sold out come capita puntualmente con il dottore commercialista calabrese (tra l’altro impossibile, in una piazza), la serata, minacciata ma esentata dalla pioggia, è stata come meglio l’artista cosentino non se la sarebbe potuta immaginare. Le sue canzoni, quelle contenute nei quattro album finora sfornati, con intervalli regolari di tempo che esaltano, fino a esasperare, il suo provvido metodismo, i bravi ragazzi e le brave ragazze di piazza del Duomo le sapevano tutte a memoria.