
PORRETTA (BO). Ogni Festival ha le sue edizioni indimenticabili: le prime, abitualmente. Sono quelle nelle quali gli organizzatori assoldano il meglio che offra il Convento e il pubblico, vergine di quelle emozioni, risponde entusiasta. Poi, con il trascorrere degli anni, si affievolisce la meraviglia, è vero, ma aumenta il compenso qualitativo e gli spettatori rispondo alla chiamata ai concerti con la stessa carica esternata dai novizi alle kermesse. Questo capita un po’ ovunque, meno che a Porretta. Lì, nel Parco Rufus Thomas, nei quattro giorni del Soul Festival, il pubblico c’è sempre stato, c’è (ieri sera, per la terza serata della 30esima edizione, si è registrato un assembramento al limite dell’ossigenazione), da sempre e siamo dell’idea di poterci sbilanciare sostenendo che ci sarà. A prescindere, come avrebbe detto Totò.