di Luigi Scardigli

MAROSTICA (VI). Si è quasi sempre esibito con gli occhi semichiusi. Dopo mezzo secolo, può anche permettersi il lusso di non aprirli mai, durante i concerti. La sua musica, in compenso, la musica di George Benson, continua a vedere quello che molti altri suoi colleghi stentano anche lontanamente a decifrare. Certo, l’energia e soprattutto le corde vocali non sono più quelle di qualche stagione trascorsa, ma ieri sera, 17 luglio, a Marostica, nell’opulenta provincia vicentina, in piazza Castello, ribattezzata piazza degli Scacchi, il 74enne inimitabile chitarrista statunitense si è preso un’altra, l’ennesima, licenza di divertire chi ha preferito non perdersi la sua esibizione (unica data italiana di questa tournée), costringendo la security a mollare i rigori di ordine pubblico fino a quel momento fatti rispettare con disinvoltura e consentire al popolo del Marostica Summer Festival, almeno nelle quattro canzoni che hanno chiuso la serata, di alzarsi dalle seggioline rosse e blu e ballare.