di Luigi Scardigli

PISTOIA. Non basta essere musicisti stradotati per stare sul palco con Stefano Bollani. Per accompagnarlo, il bossanovista pentito, l’arrangiatore incompreso e incomprensibile, l’uomo del jazz che lo suona in dialetto, il musicista del cubo di Rubik, il più dotto e scanzonato conoscitore di tutti i sound, il più incarognito detrattore del reggae, l’imparagonabile corteggiatore delle melodie, l’unico pianista al mondo che riesce, contemporaneamente, a suonare con tempi jazz, blues, pop, funky, rock e tarantella pura, senza dimenticare la classica, bisogna essere, oltre che strumentisti tassonomicamente preparati, anche e soprattutto dei lazzari felici, che non possono separare la professionalità dal divertimento. Ieri, a Pistoia, questa piccola introduzione si è puntualmente verificata, soprattutto perché per questa Napoli trip, l’uomo del Nord cresciuto a Firenze e musicista onorario in ogni angolo del Mondo, si è fatto accompagnare da tre suoi fedelissimi amici, che oltre a potersi permettere il lusso di capirne anticipatamente il sound, sono principalmente preparati a viverne l’allegria: Nico Gori ai clarinetti, Daniele Sepe ai sax e Bernardo Guerra alla batteria, anche senza charleston.