di Luigi Scardigli

VICCHIO (FI). Il talento si realizza ovunque, se c’è. Oz Noy, ne ha da vendere, ma se fosse nato dall’altra metà di Gaza, forse, il destino gli avrebbe forse riservato altri orizzonti. Al di là di questo, però, il chitarrista israeliano è veramente un perfezionista del suono, soprattutto perché una volta approdato negli Stati Uniti, si è messo in scia di talenti, che ne hanno fortificato una base oggettivamente imponente. Ieri sera, al Teatro Giotto di Vicchio, sulla bisettrice della provincia di Firenze che lega il Sieve a Bilancino, per il concerto inaugurale della ventesima edizione del Giotto Jazz Festival, con il ragioniere inemotivo, sul palco, altri due mostri sacri: Keith Carlock alla batteria (il suo assolo di cinque interminabili minuti sulla rilettura fusion di una leggeda sionora del rock and roll è stato devastante) e uno dei cofondatori degli YellowJackets, il bassista (a cinque corde) Jimmy Haslip.