
FIRENZE. La musica ha davvero un linguaggio universale. Ieri sera, nella Sala Vanni di San Frediano, a Firenze, se ne è avuta un’ulteriore e autorevole conferma, con il concerto/spettacolo di Idan Raichel, che ha momentaneamente deciso di abbandonare per un po’ di tempo il gruppo creato a sua immagine e somiglianza, Idan Raichel Project, per raccontarsi da solo. Il tastierista e cantante israeliano (nato a Kfar Saba 40 anni fa), ma anche consollista, percussionista e, nella circostanza dell’epilogo della serata, chitarrista, ha infatti concentrato l’intera esibizione con un repertorio di testi ebraici che così, solo a scriverlo, paiono lontani anni luce dalla musica più convenzionale, ma anche dotta, che mastichiamo abitualmente.