di Rosalinda Renzini

PORRETTA (BO). "Hanno deciso di continuare con le mie canzoni. Sono convinto che le trattino bene, con rispetto, ma soprattutto con affetto, con la loro abilità di strumentisti. E si sono chiamati così come li chiamavo io, i Musici. Forse con la stessa ironia". Francesco Guccini è appena sceso dal palco del Rufus Thomas che deve salire su un altro, quello allestito per l’occasione della rivisitazione di alcuni dei suoi brani. Ma lui non suona e non suonerà più e lo conferma ancora una volta. Nell’intervista, improbabile, alla quale è sottoposto, preferisce raccontare della sua infanzia, quella trascorsa al Mulino, “dove si viveva sotto un tetto, vero, ma in condizioni atmosferiche proibitive, in un clima polare”. Parla di un mondo cambiato troppo velocemente, almeno per i suoi gusti antichi e per questo, le sue poesie, che raccontano piccole storie ignobili, non ha più voglia di interpretarle, forse. Ma a questo ci pensano i suoi Musici prediletti: Vince Tempera al piano, Pierluigi Mingotti al basso, Ivano Zanotti alla batteria (giunto in ritardo sul palco: una storia di donne, pare) e gli storici Antonio Marangolo al sax e soprattutto lui, Juan Carlos Biondini alla chitarra e alla voce, Flaco, meglio dirlo, lo pseudonimo, altrimenti, qualcuno, non capisce.