di Luigi Scardigli

PRATO. Esperimento coraggioso, quello intrapreso da Paolo Ponzecchi. Sì, perché stavolta, l’omaggio del lunedì dei concerti della Verdi, alla Corte delle Sculture della Bibioteca Lazzerini, a Prato, è ad un personaggio leggendario, del quale, nel Mondo, nessuno è stato mai colto in flagranza di fischiettarne un motivo. Jimi Hendrix è un vero e proprio culto per tutti i chitarristi, ma anche per chiunque si accosti alla musica entrando nel mondo delle note passando dalla porta o dalla finestra di qualsiasi altro strumento. Non a caso, ieri sera, a ripercorrere qualche tappa della breve, ma intensa e inimitabile vita del mancino di Seattle, si sono dati appuntamento cinque strumentisti (e nemmeno una sei corde) e una voce, candida, profonda, timida, invadente, di un’irlandese che sembra essere ancora più nordica di quanto lo sia. Tutti e sei devoti a Jimi Hendrix, come buona parte del pubblico, che come al solito ha puntualmente gremito il parterre in pietra, compreso Michele Papadia, con il quale abbiamo avuto la fortuna e l’onore di seguire il concerto.