di Luigi Scardigli

LUCCA. La magia della location ha i suoi meriti, non c’è che dire: il giardino dell’Ostello di Lucca, sotto un segmento di mura che guarda verso nord, sono un foulard inglese nascosto che non credi possa essere distante poche decine di metri dell’avvincente ed elegante via Fillungo. Ma le parole in musica di Luca Benicchi, al di là del confort ideale nel quale abbiamo potute gustarle, l’altra sera, anche in una landa sperduta del Monferrato, probabilmente, avrebbero sortito i soliti piacevoli umori. Al fianco della sua voce modulata lungo le direttive delle sue tastiere c’erano, è vero, due musicisti particolarmente inclini alle contaminazioni e dunque propensi a rendere ancora più godibile la serata: Gennaro Scarpato alla batteria, alle percussioni, all’armonica e ad una serie di piccole cianfrusaglie che se da lui percosse diventano effetti speciali e Meme Lucarelli, un chitarrista anomalo, che tende ad impossessarsi gelosamente della propria sei corde con la quale ha un rapporto di confidenza paterno che gli consente di divertirsi a girellare lungo la tavolozza delle note alla ricerca di un suono antico, ma nuovo, corretto ma inascoltato.