di Luigi Scardigli

PORRETTA (BO). Soul? Beh sì, certo, ma quanto blues, per non parlare di funky, parecchio funky! A Porretta, i puristi che circolano come gufi agli altri Festival a caccia di improprie denominazioni ad origine controllata, non ce ne sono, del resto. Non ci vanno a casa Uliani perché sanno benissimo che lì, comizi ortodossi e sugli apparentamenti sonori, non se ne tengono: indispensabile, al Parco Rufus Thomas, saper suonare e saperla dare, la musica, come han fatto, ad esempio, ieri, sabato 23 luglio, la maliziosissima Toni Green (la conoscono bene a Porretta, nessuno si scandalizza più dei suoi abiti succinti o trasparenti), quel pagliaccio di Bobby Rush, o il giocoliere Vasti Jackson e quella band, supporto di tutti, che non ha battuto ciglio, dalle 20 all’una, senza soluzione di continuità, con il bandleader Anthony Paul a fare gli onori di casa, organo, fiati e coriste ad impreziosirla e quel pazzo di Derrick Martin, alla batteria, a far sentire che ritmi si tengono, da quelle parti. Anche la scommessa/promessa con il diavolo della pioggia della Tasmania è stata rispettata.